di Bianca Pascotto.
A volte quello che in prima facie appare è ben diverso dal vero contenuto sotteso e ce ne accorgiamo quotidianamente con le precipitose notizie, o abstract che per carpire like attrattivi di compensi pubblicitari, divulgano informazioni parziali o addirittura errate. Altre volte, invece, il reale contesto lo si comprende solo se allarghiamo lo sguardo a ciò che ruota attorno ad una singola informazione.
Questa attività deve essere sempre svolta quando si predispone, si esegue e si interpreta un contratto la cui somma delle clausole altro non è che la trasposizione in “giuridichese” della volontà delle parti contraenti di soddisfare un loro interesse. È dunque importante che un contratto sia scritto bene in modo da riflettere correttamente la volontà e la comune intenzione delle parti e il codice civile ci soccorre in tal senso con una serie di norme dirette all’autentica interpretazione del contratto e delle sue clausole.
Le polizze assicurative non fanno eccezione, tutt’altro.
Una recente decisione della Corte di Cassazione[1] ha evidenziato come l’ambiguità di alcune clausole abbia inciso – negativamente per l’impresa assicuratrice – sulla copertura del rischio assicurato.

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