di Andrea Di Biase

Il gruppo Cariparma-Crédit Agricole ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 85 milioni, in flessione del 9% rispetto allo stesso periodo del 2012, nonostante un beneficio fiscale di 36 milioni. Il risultato, raggiunto in un difficile contesto di mercato e legato prevalentemente a un’attenta politica di copertura dei crediti deteriorati, appare comunque positivo.

La gestione operativa ha mostrato infatti un risultato di 312 milioni, in crescita del 14%, grazie all’aumento dell’8% delle commissioni e a una decisa riduzione dei costi operativi (-13%). Un dato confermato anche dall’andamento trimestrale, con il risultato della gestione operativa cresciuto del 6,6% trimestre su trimestre. L’attenzione ai costi non ha tuttavia penalizzato gli investimenti strategici, che risultano pertanto confermati a supporto dei miglioramenti organizzativi e dell’evoluzione della rete commerciale. Dal punto di vista della copertura dei crediti dubbi, nel semestre il gruppo guidato dall’ad Giampiero Maioli, che è anche senior country officer del Crédit Agricole in Italia, nel semestre il costo del credito è stato di 202 milioni, in aumento rispetto ai 155 milioni del primo semestre 2012. Qualche segnale positivo arriva tuttavia dalla dinamica trimestrale. Nel secondo trimestre, infatti, c’è stata una sostanziale stabilizzazione rispetto al primo trimestre dell’anno. I livelli di copertura dei crediti deteriorati appaiono tra i più elevati del sistema: la copertura delle sofferenze è pari al 56%, mentre quella degli incagli è del 33%.
 

L’incidenza delle sofferenze sui crediti netti è pari al 2,2%. Il gruppo Cariparma, che comprende anche Friuladria, Cr Spezia, CA Leasing Italia e CA Agro-Alimentare, si è confermato anche solido dal punto di vista patrimoniale. Il Core Tier 1 si è attestato al 9,3%, in crescita dello 0,2%. Dal punto di vista della liquidità, il gruppo presenta un surplus di 3 miliardi. Per quanto riguarda la raccolta diretta, questa è cresciuta del 2% a 36,5 miliardi. Stabili invece gli impieghi, pari a 34,8 miliardi, anche se cresce del 5% il comparto dei mutui immobiliari alle famiglie.

 

Complessivamente il gruppo Crédit Agricole Sa, dopo il rosso record del 2012, largamente legato alle perdite sulla Grecia, ha ritrovato risultati «rassicuranti» nel primo semestre 2013, con un utile netto di 1,6 miliardi, quasi triplicato rispetto all’anno scorso. I vertici del gruppo si mostrano inoltre ottimisti per l’insieme dell’esercizio: «I risultati saranno significativamente positivi» a fine anno, ha dichiarato in una nota l’amministratore delegato Jean-Paul Chifflet. Sul fronte della capitalizzazione, a fine giugno Credit Agricole Sa faceva registrare un common equity Tier 1 del 10% e un rapporto di leva al 3,5%. Le riserve di liquidità, a 223 miliardi di euro, «coprono largamente (160%) le risorse di mercato a breve termine».

Per quanto riguarda infine il gruppo Crédit Agricole allargato alle casse di risparmio che ne controllano la maggioranza, il risultato semestrale è stato pari a 2,41 miliardi, con un incremento del 44,2% rispetto ai primi sei mesi del 2012, caratterizzato dalla svalutazione di 427 milioni dei titoli Intesa Sanpaolo. (riproduzione riservata)