Oltre il 50% degli immobili non residenziali utilizzati come garanzia per prestiti bancari ha subito una svalutazione tra il 2019 e il 2023, a causa della flessione dei prezzi e dell’aumento del costo del credito. Questo fenomeno potrebbe limitare l’accesso a nuovi finanziamenti per le imprese, soprattutto le PMI, che spesso utilizzano immobili di proprietà come collaterale.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il rapporto Loan-to-Value Corrente (LTV-C) medio si è attestato al 55% a fine 2023, in calo rispetto al 60% del 2019, con il 13% dei prestiti commerciali oltre l’80% di LTV-C, considerati più rischiosi. Le banche italiane, grazie a una rivalutazione frequente degli immobili, mantengono sotto controllo il rischio di credito, ma le imprese con garanzie svalutate potrebbero dover rinegoziare i finanziamenti o ricapitalizzarsi.

Un’eventuale ulteriore riduzione del valore immobiliare potrebbe irrigidire l’accesso al credito, con impatti soprattutto sulle imprese edili e di gestione immobiliare. Per mitigare il rischio, potrebbero essere necessarie misure di sostegno pubblico, come garanzie statali o incentivi alla ristrutturazione del debito.

Anche il settore assicurativo potrebbe risentire della svalutazione degli immobili aziendali. Le compagnie che offrono polizze contro il rischio di insolvenza o che garantiscono prestiti ipotecari potrebbero dover rivedere le loro esposizioni e adeguare le riserve tecniche. Inoltre, la riduzione del valore degli asset immobiliari potrebbe impattare sulle coperture, con una possibile revisione delle condizioni di polizza e un aumento dei premi per le imprese più esposte.